Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK

Messaggio di S.E l’Ambasciatore d’Italia, Andrea Bertozzi in occasione della ricorrenza del 2 Giugno

Data:

01/06/2020


Messaggio di S.E l’Ambasciatore d’Italia, Andrea Bertozzi in occasione della ricorrenza del 2 Giugno

Celebriamo oggi in modo del tutto particolare la 74ma ricorrenza del 2 Giugno, Festa Nazionale dell’Italia. A differenza degli scorsi anni, la rete diplomatica e consolare italiana non ha infatti organizzato il consueto ricevimento con cui abbiamo sempre ricordato e festeggiato la nascita dell’Italia Repubblicana.

Si è trattato di una scelta improntata a rispetto, sobrietà e cautela che la Farnesina ha preso per tenere conto di un’emergenza sanitaria ancora grave e persistente in tutto il mondo.

L’Italia è uno dei Paesi colpiti duramente dalla pandemia COVID 19. Ed abbiamo pagato un altissimo prezzo in termini di vite umane, di sofferenze, di sacrifici.

Non sempre e non subito siamo stati capiti. Ma noi abbiamo avuto sin dal principio chiaro che non eravamo di fronte a un problema di carattere limitato ma a una sfida che non ha precedenti per ampiezza e profondità. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 27 marzo scorso, diceva: “Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”.

L’Italia ha tracciato tra i primi la strada per far flettere la curva del contagio, costituendo un modello da seguire per chi si è trovato ad affrontare l’estendersi dell’epidemia dopo di noi. E se abbiamo ottenuti risultati confortanti lo dobbiamo a tutto il popolo italiano, che in questa emergenza, inattesa quanto devastante, ha saputo dare il meglio di sè.

A cominciare da chi si è trovato in prima linea, come gli esperti, i ricercatori e gli scienziati, il personale medico-ospedaliero, i farmacisti, le forze dell’ordine e le Forze Armate, il volontariato, i lavoratori dei servizi essenziali e della filiera agro-alimentare. Ed il personale della rete diplomatica e consolare, che ha lavorato senza sosta per assistere e rimpatriare decine di migliaia di italiani rimasti bloccati all’estero per l’interruzione dei voli. Senza dimenticare tutti coloro che hanno disciplinatamente rispettato le norme sul distanziamento sociale, rimanendo a casa e sospendendo le proprie attività, spesso con pesanti conseguenze in termini di reddito e capacità di spesa.

Questa pagina triste della nostra storia non si è ancora chiusa ma siamo entrati in una nuova fase. Bisogna ora far ripartire l’economia, la scuola e l’università, la cultura, il turismo in uno scenario di globalizzazione e interdipendenza che ha mostrato tutte le sue fragilità. E’ una sfida difficile, che impone di immaginare nuovi percorsi di sviluppo e governare i relativi cambiamenti. Ma se l’affrontiamo con lo spirito che ha animato le generazioni che ci hanno preceduto negli anni della Ricostruzione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale non vi è dubbio che avremo successo.

Questa giornata è poi per me un’occasione speciale. Tra qualche settimana terminerò il mio mandato e farò rientro a Roma presso il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Ho trascorso in questo straordinario Paese quasi quattro anni e ne conserverò un ricordo grato e indelebile. L’Italia e l’Uzbekistan hanno molti caratteri in comune: la storia millenaria, l’amore per l’arte e la cultura, la vocazione agli scambi e al commercio, il diffuso spirito di imprenditorialità, la ricchezza di un tessuto regionale vario e diversificato, l’attaccamento alle proprie tradizioni, la passione per la musica e la buona tavola. Per molti aspetti, quindi, mi sono sentito come a casa, confortato anche dall’affetto che ho sempre sentito da parte del popolo uzbeko nei confronti dell’Italia.

Ho avuto poi l’onore di vivere un periodo di profondi e positivi cambiamenti, che hanno toccato un po’ tutti i settori della vita economica e sociale del Paese. Tra di essi quello della politica estera nel cui ambito si è fatto strada un nuovo approccio regionale che sosteniamo con convinzione. Il 13 dicembre 2019 si è svolta a Roma la prima conferenza 1 + 5, Italia – Paesi dell’Asia Centrale “Rafforzare la conoscenza reciproca, la cooperazione e il partenariato” , alla quale desideriamo dare continuità.

Abbiamo poi lavorato con successo per far salire di livello le relazioni bilaterali. Esse, si sono fatte negli ultimi anni più forti, complete ed incisive attraverso contatti regolari e ad alto livello. Come è avvenuto anche in queste ultime settimane, in cui il dialogo è proseguito nonostante l’emergenza sanitaria. La crescita dell’interscambio è stata costante ed ora intendiamo cogliere la sfida di sfruttare appieno il potenziale delle nostre complementarietà, attraverso investimenti e iniziative ambiziose di cooperazione economica. I tempi sono poi maturi anche per un rafforzamento della collaborazione interuniversitaria, che prenda a modello la felice esperienza del Politecnico di Torino, da oltre dieci anni attivo in Uzbekistan. Sono molto grato alla nostra Università non solo per essere un esempio pionieristico di gran successo di cooperazione accademica, ma anche per costituire un punto di riferimento per lo sviluppo di iniziative comuni di carattere industriale basate sull’innovazione.

Analoghi sviluppi positivi hanno avuto i rapporti con il Tagikistan, Paese di accreditamento secondario dell’Ambasciata a Tashkent, con il quale abbiamo impostato un percorso comune per potenziare la collaborazione in tutti i settori anche sulla scia della presenza di una nostra grande azienda, che lavora da ormai quasi quattro anni ad uno dei progetti chiave per lo sviluppo del Paese, Salini Impregilo.

Spero ancora di poterlo fare personalmente prima della partenza, ma approfitto dell’occasione, per ringraziare di cuore tutti coloro con cui ho avuto l’onore e il piacere di lavorare in questi anni. Prima di tutto le Autorità, ed in particolare quelle dei due Ministeri degli Esteri, sempre disponibili ed efficaci, gli imprenditori e gli esponenti del mondo accademico e culturale, gli amici dei media. E, ovviamente, i colleghi del corpo diplomatico e consolare, con i quali ho condiviso numerosi splendidi ricordi. E lo staff dell’Ambasciata, che mi sempre appoggiato al meglio.

In un ricorrenza così importante quale il 2 Giugno, un pensiero affettuoso e grato va poi agli Italiani che vivono e quelli che frequentano l’Uzbekistan e il Tagikistan. I primi posso dire di averli conosciuti personalmente quasi tutti, perchè non siamo molti. E forse proprio per questo, ho avuto sempre la percezione di una comunità unita e vivace, che è stato un vero piacere frequentare. Sono persone solide, operose, che fanno onore all’Italia con il proprio lavoro anche in questi momenti così difficili. I secondi sono sempre più numerosi: migliaia di turisti e centinaia di uomini d’affari, che hanno contribuito in modo sostanziale all’approfondimento della conoscenza reciproca e alla crescita delle relazioni bilaterali.

Ringrazio infine tutti coloro che mi hanno fatto pervenire manifestazioni di affetto in queste settimane ed in particolare oggi. E formulo i miei migliori auguri perché i nostri Paesi ed i loro popoli possano continuare a guardare al futuro con fiducia ed ottimismo.


299