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Cooperazione economica Tagikistan

 

Cooperazione economica Tagikistan

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SINTESI DEL RAPPORTO CONGIUNTO

(11/05/2013)

Tagikistan 


Il quadro macroeconomico

Il Tagikistan continua la sua lenta ma costante crescita. Il Paese è tuttavia ancora decisamente lontano, sia in termini economici che sociali, dagli standard di sviluppo internazionali. Nel 1° semestre 2012, il Paese ha registrato un generale andamento positivo con un aumento del 7.4% del PIL. Le stime dell’EIU, prevedono una crescita entro la fine del 2012, intorno al 6.8 %, in calo rispetto al 7.4% del 2011. La conclusione, nel maggio 2012, della sesta revisione delle performance del Paese da parte dei tecnici del FMI, ha confermato il rispetto di Dushanbe delle linee di condotta tracciate dagli organismi internazionali il che ha consentito di estendere l’accesso al credito per altri 20 miliardi di dollari nel 2012.

Il Paese mostra di attenersi anche agli accordi intrapresi con i suoi principali creditori (Eximbank, Banca Mondiale e Banca Asiatica per lo sviluppo), impegnandosi a mantenere il suo debito estero al di sotto del 40% del PIL. Il rapporto debito/PIL è calato al 29.8%, rispetto il 33.2% riscontrato alla fine del 2011.

Si confermano settori trainanti, l’agricoltura e l’industria tessile e mineraria anche se  quest’ultimo settore inciderà sulla crescita in misura minore rispetto il 2011.

La produzione di alluminio, che insieme al cotone rappresenta la principale voce dell’economia tagika, è scesa nel periodo gennaio-giugno 2012 del 3.8%, un calo dovuto sia al al taglio imposto dall’Uzbekistan nell’aprile 2011 alle forniture di gas, risorsa indispensabile nel processo di produzione dell’alluminio che a una diminuzione delle quotazioni internazionali delle due commodities. La  Talco, azienda produttrice di alluminio controllata  dallo Stato, sta valutando una collaborazione con la russa Rusal, la più grande azienda al mondo che ha già investito 150 milioni di dollari nella ristrutturazione e nella revisione dell’impianto.

L’economia tagika continua ad essere legata agli aiuti internazionali soprattutto per quanto concerne il settore alimentare, delle costruzioni e delle infrastrutture e ad essere vincolato alla Russia e all’Uzbekistan per quanto riguarda il comparto energetico. Quest’ultimo elemento influisce in maniera preponderante sull’andamento dell’inflazione.

Le materie prime
Il Tagikistan possiede giacimenti di carbone e nel nord del Paese, presso la miniera Koni Mansur, esiste un giacimento d’argento mentre un secondo giacimento d’argento sarebbe stato localizzato nelle montagne del Pamir orientale. Il Tagikistan e’ il quarto maggiore esportatore di cotone nel mondo. I principali mercati di sbocco sono la Turchia, l’Iran, la Russia e la Lettonia.

Il cotone grezzo, l’industria tessile e’ ancora poco sviluppata ma in futuro

potrebbe costituire una forza trainante per l’intera economia, rappresenta una delle principali fonti di ricavo delle esportazioni.

La produzione di cotone e’ concentrata in tre aree geografiche: la provincia di Khatlon, nel Sud del Paese, la provincia di Sugd, a Nord, e nei dintorni di Dušanbe. Nonostante l’arretratezza del settore agricolo, la produzione negli ultimi due anni è cresciuta, stimolata soprattutto dagli alti prezzi relativi di mercato.

La congiuntura
La congiuntura economica permane positiva anche se l’inflazione con le sue continue fluttuazioni rappresenta un elemento di debolezza del sistema economico: se nello scorso anno e’ scesa al 7,5% contro il 12,4 dell’anno precedente per il corrente anno si prevede una risalita al 10 %.

Per fronteggiare il generale aumento dei prezzi, il governo di Dushanbe ha portato avanti le politiche monetarie e fiscali già inaugurate nel 2011 che, conformemente alle linee guida del FMI, mirano a rafforzare la capacità di sfruttare autonomamente le risorse energetiche e infrastrutturali interne al Paese.

Da segnalare la recente entrata del Paese nel WTO, accesso che potra’ offrire nuove opportunita alla economia tagika.

La politica economica ed il commercio internazionale

Nei primi mesi del 2012 le entrate hanno raggiunto i 421 milioni di dollari mentre la spesa pubblica è stata inferiore del 15% rispetto le previsioni e per il 45% è stata destinata a riformare il comparto sociale tramite la messa in opera del piano per il miglioramento della situazione salariale e pensionistica dei lavoratori del settore pubblico. Per il 2012 si prevede un disavanzo di bilancio pari al 0.5 % del PIL.

Se per tutto il 2011 le entrate sono state sostenute prevalentemente dalle esportazioni di alluminio e cotone, nella prima metà del 2012 il calo dei volumi di vendita contestualmente ad una diminuzione dei prezzi delle materie prime nei mercati internazionali, ha determinato una diminuzione dei proventi derivanti dalle esportazioni.
L’aumento del prezzo dei beni alimentari e del carburante, in combinazione con un incremento della domanda interna, ha spinto al rialzo i costi di importazione, causando un deprezzamento del Somoni. La debolezza del sistema finanziario nazionale tuttavia ha portato a ritardare anche nel 2012 la realizzazione di grandi progetti, come quello della centrale idroelettrica a Roghun, per via della mancanza di investitori internazionali.

Per quanto concerne la politica monetaria, nei primi mesi del 2012, il Tagikistan ha mostrato di saper gestire il refinancing rate, che a seguito delle pressioni inflazionistiche è stato ridotto dal 10% al 9%, fino ad attestarsi attualmente all’8%.

Il tasso di liquidità sui prestiti alle banche commerciali è stato innalzato. Se per tutto il 2011 il Somoni è stato debole nel mercato dei cambi e in particolare nei confronti del dollaro, già alla fine dell’anno a seguito della pesante linea di intervento portata avanti dalla Banca centrale nel mercato dei cambi la valuta si è mantenuta per tutto il semestre stabile ad un tasso di 4.76 S : 1 dollaro Usa. Le previsioni per il secondo semestre 2012, parlano di un progressivo deprezzamento del Somoni verso il dollaro, con un tasso di cambio pari a 5 S : 1 dollaro Usa che raggiungerà il 5.2 S : 1 dollaro Usa entro la fine del 2013. Per il 2012 si prevede un disavanzo di bilancio pari al 0.5 % del PIL.

Nel 2013 tuttavia, è prevista una riduzione del disavanzo a fronte di una ripresa delle esportazioni e di un’accelerazione degli afflussi delle rimesse dei lavoratori in previsione di una sensibile ripresa dell’economia russa. Nei primi mesi del 2012, il principale mercato di riferimento è stato con il 44% dell’interscambio commerciale registrato, la CSI.

Oltre la Russia, gli altri importanti partner commerciali sono il Kazakistan, la Turchia, la Cina e le British Virgin Islands.

Il principale Paese fornitore del Tagikistan è la Russia, da cui nel periodo gennaio-aprile 2012 ha importato prevalentemente benzina, gasolio e carburante per l’aviazione. L’altra direttrice dell’import è il Turkmenistan che da solo fornisce il 22.5% dei prodotti petroliferi.

Le altre voci dell’importazione riguardano principalmente i generi alimentari e il materiale per le infrastrutture. I capitoli dell’export sono dominati dal cotone e dall’alluminio.

Nel primo trimestre 2012, in base ai dati resi noti dalla Talco, l’alluminio ha occupato il 45.1 % del valore complessivo delle esportazioni tagike.

Le esportazioni di fibra di cotone hanno raggiunto invece il volume di 38 800 tonnellate, in aumento del 65% rispetto il 2011 anche se gli utili si sono ridotti di un quarto, per un fatturato di 70 milioni di dollari a causa di una diminuzione del prezzo globale. Ciononostante, il Tagikistan rimane il quarto maggiore esportatore di cotone nel mondo. I principali mercati di sbocco sono la Turchia, l’Iran, la Russia e la Lettonia.

Una delle principali sfide per il futuro riguarderà la necessità di sollevare il tasso degli investimenti privati. Il totale degli investimenti, dominata dal settore pubblico, si è attestata negli ultimi dieci anni a circa il 20 % del PIL, mentre gli investimenti privati hanno stagnato al 5%.

Come evidenziato nel Memorandum economico 2011 per il Tagikistan redatto dalla Banca Mondiale, il miglioramento del business climate e delle relazioni con i Paesi limitrofi, saranno fattori determinanti per stimolare la crescita degli investimenti privati e degli IDE e pertanto della crescita nel medio termine.

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L’assetto legislativo e regolamentare del Tagikistan limita l’attività del business, collocando la piccola Repubblica centro asiatica nelle ultime posizioni nel ranking regionale ed al 141mo posto nella classifica generale del doing business 2013.

Tuttavia, nel complesso, negli ultimi due anni, per quanto attiene alle attività delle PMI, il Paese ha migliorato il suo clima degli affari rispetto all’anno precedente soprattutto per quanto concerne le riforme a favore degli IDE e alla loro tutela.

I fattori maggiormente problematici per fare business in Tagikistan risultano

essere l’accesso al credito a causa dell’elevata tassazione e la poca trasparenza del sistema burocratico che non permette di operare in un clima trasparente e non discriminatorio.

L’entrata nel WTO potrà tuttavia agevolare il Paese, se lo vorrà, nell’allineare il suo regime commerciale con la normativa internazionale agendo, ad esempio,

sulla riduzione dei tassi all’importazione ed un maggiore raccordo sistemico tra l’autorità centrale ed il sistema privato.

Gli Investimenti 

Il numero di IDE ha registrato un trend positivo negli ultimi anni anche se concentrato principalmente sulle infrastrutture e sul settore energetico, settori che, almeno per il prossimo triennio, non svolgeranno effetto trainante delle esportazioni.

In particolare, la presenza cinese, massiccia a livello di imprese e finanziamenti per la realizzazione delle infrastrutture, e' destinata a crescere in maniera sensibile. Gli IDE continuano a rimanere tuttavia estremamente bassi, tanto che la loro media annuale risulta essere tra le più basse fra tutti i Paesi membri della CSI.

Le cause vanno ricercate nel fattore rischio-paese, ancora elevato a causa della fragile situazione politica, sociale ed economica, dell'isolamento geografico, della lentezza nella realizzazione delle riforme e dell'esecuzione del processo di privatizzazione, dal limitato accesso ai finanziamenti e dal fenomeno della corruzione non ancora tenuto sotto adeguato controllo.

Il FMI e la BM hanno evidenziato la necessità per il Tagikistan di migliorare numerosi aspetti della normativa economica come, ad esempio, la modifica delle procedure per la registrazione di un'impresa, estremamente lunghe e tali da scoraggiare potenziali investitori.

Al tempo stesso occorre rilanciare l'iniziativa privata che, attualmente, non rappresenta piu' di un terzo del PIL, ben al di sotto della media internazionale. Negli ultimi cinque anni, infatti, gli investimenti privati non hanno superato il 5% del PIL, principalmente dovuto dallo sfavorevole clima economico.

Gli scambi commerciali e le relazioni economiche con l’Italia

Dal punto di vista delle relazioni bilaterali con l’italia, anche se la ridotta economia del Paese tende a mantenere l'interscambio su livelli modesti, l'Italia gode in Tagikistan di un capitale di stima e di simpatia che potrebbe sviluppare le nostre relazioni economico-commerciali in maniera piu' proficua per le imprese nazionali.

In Tagikistan opera la Carrera S.p.A., attiva dal 1992 a Khodjand con due stabilimenti che occupano 2.200 persone, dove utilizza il cotone tagiko per produrre manufatti tessili da destinare all'esportazione e al mercato italiano.

Il Tagikistan potrebbe offrire possibilita' di collaborazioni industriali in diversi settori di attivita' per le imprese nazionali: sfruttamento idroelettrico, valorizzazione della produzione di alluminio, miglioramento della produzione tessile, meccanizzazione agricola, lavorazione delle pietre dure e dei minerali non ferrosi.

 

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Secondo i dati ISTAT, nei primi nove mesi del 2012, le importazioni provenienti dall’Italia sono state pari a 9.861.000 euro, in forte diminuzione rispetto al dato registrato nell'analogo periodo del 2011 (-43,5%). Tra i capitoli che compongono l'export italiano, figurano al primo posto, l'abbigliamento (4.016.000 di euro in crescita di oltre il 30%), ed i macchinari e le apparecchiature, settore storicamente trainante delle nostre vendite che nel periodo in riferimento ha pero' registrato una forte flessione passando dai quasi 5.000.000 di euro dei primi nove mesi del 2011 ai 2.820.000 di euro dell'analogo periodo del 2012.

Per quanto concerne le esportazioni, dopo il forte incremento registrato nel 2011, nei primi nove mesi del 2012, l’export tagiko verso l’Italia, con un fatturato pari a 30.794.000 di euro, ha subito un calo del 21,4% dovuto alle contrazioni registrate in alcuni settori trainanti. Nel periodo in considerazione, seguendo la crescita degli ultimi anni, si conferma la voce merceologica trainante dell’export tagiko verso il nostro Paese, il settore "alluminio” che con un fatturato di 19.825.000 di  euro ha pero' fatto registrare un diminuzione del 17,1% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Pur confermandosi la seconda voce dell’export tagiko verso l’Italia, con un fatturato di 8.058.000 di euro, il settore “indumenti ed accessori di abbigliamento, diversi da quelli a maglia” ha registrato un calo del 27% rispetto al 2011 dovuto essenzialmente ad una diminuzione del 21,4% dei volumi esportati.

Un andamento altalenante quindi, rispetto allo stesso periodo 2010-2011 in cui si è registrato un incremento del fatturato del 30%. Altrettanto instabile è stato l’andamento della voce merceologica “cotone” per le gia’ ricordate fluttuazioni delle quotazioni internazionali..

Nei primi nove mesi del 2012, si registra una diminuzione del valore dell’interscambio (pari a 40.655.090 di euro), del 21% rispetto ai primi nove mesi del 2011.  Nei primi nove mesi del 2012, la bilancia commerciale bilaterale continua tuttavia a segnare un saldo attivo per il Tagikistan, pari a 20.933.570 di euro.

 

 

 


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